“Più importante di questo momento? Nulla! Davvero…”, lo penso. Ma alle parole che escono dalla mia bocca riesco a dare il tono della chiacchiera allegra, tra amici che si sono simpatici. Il tono che uso normalmente con te davanti a tuo marito…
“Beh, sai… Appena ti riporto all’ovile, torno a vestire i panni del serio Funzionario di polizia! Sono convocato in Prefettura. Le funzioni si supporto di COM e CCS stentano a decollare e così…”
Le parole mi si smorzano in gola. Deglutisco… Tento di non palesare il senso di ebbrezza che fa girare la testa e impastare la voce… Non per ipocrisia. Non per tirarmela. Solo perché il gioco nato tra noi (gioco di sguardi furtivi, di sfioramenti casuali, di emozioni inconfessate…) è bello così: non esplicito. Non completamente esplicito, perlomeno…
Gioco nato a casa tua, dove io entravo come amico di tuo marito…
Gioco che prosegue ora, ora che finalmente ho avuto il coraggio di invitarti qui, con la copertura del convegno a Siena…
Ma… è prensile il tuo piede, per caso? Sembra proprio che sia la tua mano a muoversi lenta sotto la tovaglia, sui pantaloni, su di me…
“Ecco… Cioè… Non mi dire che palle queste cose! E i vostri convegni allora? Già. I tuoi colleghi che ti aspettano a Siena che diranno? Non è che ti cercano a casa? No, perché… sai…”
Gulp!... le tue dita intorno al flute… lasciano scie nella condensa creata sul cristallo dal prosecco gelato… scie costellate di piccole goccioline…
Le tue unghie smaltate rigano il vetro; le sento dritte sulla pelle…
“Voglio dire… Giorgio… sì, come responsabile della ricerca… potrebbe venirlo a sapere che tu… che tu non…”
La tua mano scorre su e giù… sul flute, beato lui…
Non lo vedo solo io, ma non penso ti importi. Anzi. Credo ti piaccia… Come senz’altro ti piace che i capezzoli premano arroganti contro la stoffa leggera e che le lunghe spalline offrano agli altri commensali la visione del seno nudo, ben scoperto nella sua rotondità all’attaccatura sotto le ascelle…
Ma arriva il cameriere, che – chissà perché – ronza sempre da queste parti! “Faccio portare una porzione di capesante… Ti piacciono?”
"mmmm... sì le capesante mi piacciono molto..." mi lecco lentamente le labbra con la punta della lingua... e ti guardo... provocante... mi piace provocarti... mi piace vedere il desiderio nei tuoi occhi..
"Non preoccuparti, Giorgio non saprà nulla... e i miei colleghi sanno che avevo un pranzo di lavoro oggi, non mi cercheranno a casa..."
Il cameriere ritorna con il nostro pesce... mi ricompongo togliendo il piede dai tuoi pantaloni e infilandomi di nuovo i sandali. Ti vedo un po' deluso... ti sorrido maliziosa e iniziamo a mangiare. Buono... molto buono... ma soprattutto guardo te... cosa fai... come mi guardi... mi desideri... leggo nei tuoi occhi che non riuscirai a resistere ancora per molto...
E anch'io inizio a cedere... sento il desiderio crescere... lo sento che inizia a scendere tra le coscie e tu te ne accorgi.
Le chiavi ti cadono per terra... non sono sicura che la cosa sia molto casuale... così mentre ti chini per raccoglierle io allargo le gambe... tu vedi il mio sesso... le mie labbra lisce appena dischiuse... e in mezzo il mio succo che luccica... ti sento tirare il respiro..
Ti siedi di nuovo,ma ora c'è il fuoco nei tuoi occhi... lo stesso fuoco che leggi nei miei... ti guardo a lungo...
"Andiamo via da qui... portami in albergo da te..."
Lasci alcune banconote sul tavolo e ce ne andiamo... quasi di corsa... in mezzo agli sguardi curiosi dei presenti.. qualcuno mi guarda con desiderio... altri uomini guardano te con invidia... io ti sorrido, mentre tu mi abbracci circondando possessivamente una natica con una mano mentre mi conduci fuori dal ristorante...
Mi batte il cuore da impazzire, mentre ti conduco fuori afferrandoti la natica in un gioco che sta per esplodere di calda passione!
Ettore me l’aveva detto da tempo che sei una che ci sta! Le sue parole mi rimbombano nelle orecchie: “Ma che aspetti a fartela? Si vede lontano un miglio che te la dà subito se ci provi!”.
Io adoro il gioco erotico e così l’ho tirata in lungo, impazzendo per palpeggiamenti furtivi che non si capiva mai fino a che punto sarebbero arrivati…
La mia mano ti stringe, tu ridi e ti volti leggera verso di me… Incrociamo il cameriere che stava tornando da noi con il piatto di cuori: “Ma… Signori…”
“Non ti preoccupare! Va bene così! Ti ho messo i soldi sul tavolo…”
Tu gli lanci uno sguardo alla: “beh? Ti vorresti x caso unire a noi? Forse, un giorno…”
Io, con la mano libera, prendo dal piatto che porta in mano uno dei molluschi. Tu sei presa dai giochi di sguardi incrociati e non te ne accorgi.
Voliamo in macchina! Metto in moto. Tu ti aspetti una partenza a razzo che tarda ad arrivare…
Il tuo sguardo interrogativo…
Bella e spregiudicata come sei, sei abituata a fare degli uomini quello che vuoi. Si vede. Il fatto che io faccia qualsiasi cosa diversa dal portarti in camera mia e scoparti subito, ti disorienta. Molte si irriterebbero al tuo posto… tu sei straordinaria, invece! Ti compare sul viso un’irragionevole timore, come un’espressione smarrita…
“Ma… ma…”
Seduto al posto di guida, la mano sinistra celata tra la portiera e il fianco, che nasconde il cuore. Tu non sai cosa ho in mano e, chissà perché, lo temi…
La mia mano destra ti si avvicina, ti sfiora il collo… Tu quasi tremi… Le mie dita sulla tua gola… deglutisci… vanno oltre… ti scorrono sulla spalla destra, facendoti cadere la spallina… l’abito, scollatissimo, dalla parte destra scende ulteriormente… Ritraggo il braccio e le mie dita dal tuo braccio destro ti sfiorano il seno e risalgono sulla spalla sinistra… Ti faccio cadere anche l’altra spallina e l’abito ti scende in vita…
Il seno è nudo, illuminato dall’ultima luce della sera… passa gente…
“Che… che intenzioni hai? Portami da te… Puoi… puoi farmi… quello che vuoi!”
Io non rispondo. Porto la mano sinistra chiusa davanti al tuo petto. Il cuore ti batte così forte che ti fa sobbalzare impercettibilmente il seno… Una goccia dell’acqua del souté mi filtra tra le dita e ti cade tra i seni… apro la mano…
“Conosci i cuori?”
Scuoti la desta… Io porto l’altra mano al mollusco…
“sono bivalvi molto interessanti… Devi socchiudere le valve con le dita. Così… Infili due dita e ne estrai il piede. Così…”
L’indice e il medio che avevo infilato tra le valve, ne escono lucidi di succo oleoso e punteggiati di prezzemolo tritato, stringendo il grosso muscolo rosso che in vita serve al mollusco per scavarsi una via nella sabbia e che ora, cotto, è lungo 3 centimetri e ha la consistenza soda e soffice di una lingua…
“Guarda che meraviglia… Adoro sentirlo tra le dita… Prova tu…”
Levo la mano destra. Abbasso l’altra a coppa con dentro il cuore e lascio che la tua destra prenda il posto della mia. Guardo le tue unghie smaltate infilarsi tra le valve, uscirne stringendo il piede rosso e turgido del cuore…
La mia mano ti palpa il seno… le mie dita scivolose ti stringono e tormentano il capezzolo…
Inizi a gemere… entrambi sappiamo cosa stiano simulando le tue dita…
“Sei brava…”
“Mi… mi alleno… tutti i giorni…”
“Davvero? Mmm… che bello… Anche se scopi?”
“Mmm… Certo… Lui… lui può avermi quando vuole. Ma io… io… lo faccio sempre… Adoro farlo… Sia prima che… dopo…”
“Ooh… ma che brava…”
“E… anche durante… Sì, anche mentre mi scopa…”
Con che abilità le tue dita masturbano quel finto clito! Con che partecipazione!
Non riesco più a reggere il mollusco! Lo abbandono, ti stringo, ti bacio, ti palpo tutta!
“portami in albergo! Portami in albergo!”
Parto. Guido veloce! La tua mano è ora dove prima era il tuo piede. I pantaloni tutti unti…
“hai fretta? Com’è? Vuoi scoparmi anche tu?”
Entra della musica dal finestrino.
“Fermati! Voglio vedere chi sta cantando!”
“Ma… ma…”
“Voglio sentire un paio di canzoni!”, mi fai con aria capricciosa e infantile, mentre scendi dalla macchina e, ad alta voce tra le persone che passeggiano: “Dai, che poi scopiamo!”.
Il palco è all’aperto. Una ragazza canta Mia martini. Trovato un punto libero, io mi siedo sull’erba e tu ti accomodi tra le mie gambe, appoggiandoti di schiena al mio petto!
Ti abbraccio da dietro: “Ma quanto eri brava con quella manina…”
“Ah, sì? Ti piaceva? Oh, io adoro toccarlo! Sapessi…”
“oh, no! Ferma! Ferma! Io dicevo… prima…”
Hai un lampo negli occhi, ma non dici niente. Allora lo dico io per te: “Sei crudele a non offrire a un’altra delle ditine così abili…”
“già… è un peccato, vero?”
Una mia mano scende tra le tue cosce, che apri senza fare la minima resistenza…
“proprio un vero peccato! Non esiste cosa più bella che stare con le dita… qui…”
Trattieni il fiato… E’ la prima volta che te la tocco… Sei un lago, le labbra gonfie, il clito turgido tra le mie dita…
Ti abbandoni contro di me, la bocca aperta e gli occhi chiusi…
“E’ bello ascoltare la musica così…”
[continua...]